Che c’è sotto la passeggiata degli innamorati?

Trentacinque persone indagate per disastro ambientale, smaltimento illecito, avvelenamento delle acque.

Quando qualche anno fa venne inaugurata, l’allora sindaco Pasquale Senatore, la definì “la passeggiata degli innamorati”. Ma per l’Ufficio della Procura che lo scorso giugno la fece sequestrare dai finanzieri e dagli ispettori del Nisa, quella villetta realizzata lungo il tratto di litorale tra le fabbriche e il mare che costeggia la consortile, potrebbe benissimo essere definita “la passeggiata dei veleni”.

Per la Procura sotto quella lunga passeggiata sopraelevata di almeno sette metri rispetto al piano strada, sarebbero stati abbancati anno dopo anno, metri cubi a iosa di veleni prodotti dalle scorie di lavorazione del forno-fosforo dello stabilimento chimico della Montecatini Edison che fino agli anni ’90 produsse fertilizzanti agricoli. Tant’è che la Procura che coordina un’indagine sulla vicenda, ha avanzato all’ufficio Gip insieme a una scontata richiesta di proroga dell’inchiesta, la richiesta di un incidente probatorio per redigere una perizia tecnica che certifichi quale tipo di minerali e metalli siano sepolti sotto la passeggiata e sotto tutta l’area dove un tempo sorgeva la discarica cosiddetta di Farina Trappeto. Il procuratore Raffaele Mazzotta e il sostituto procuratore Pierpaolo Bruni, applicato per questa ed altre indagini all’ufficio inquirente di Crotone, vogliono cristallizzare come prove del procedimento i loro sospetti sulla presenza di scorie inquinanti e nocive, nel sottosuolo dell’area sequestrata vasta 15.000 metri quadrati.

I due magistrati chiedono che vengano eseguiti nell’area sondaggi e prelievi di campioni di terreno fino al cosiddetto piano di campagna originario; quindi fino al livello della battigia con carotaggi che vadano in profondità. C’è il sospetto che i rifiuti nocivi siano stati smaltiti lungo tutta l’area della vecchia discarica e poi coperti da cumuli di terreno non inquinato.

Con la richiesta di incidente probatorio – necessario anche per evitare che una possibile bonifica dell’area possa eliminare le prove della presenza di scorie inquinanti – l’inchiesta ha subito un’accelerazione ed anche un cambio tecnico di procedura. Non sono stati modificati i capi d’imputazione che restano gli stessi già individuati in origine: discarica non autorizzata di rifiuti anche pericolosi, smaltimento illecito di rifiuti e disastro ambientale, avvelenamento delle acque. Ma mentre all’inizio si procedeva contro ignoti. Adesso sul fascicolo sono segnati i nomi di 35 indagati. Si tratta dei rappresentanti legali delle società che dal 1985 al 2005 hanno gestito lo stabilimento chimico e dei direttori che si sono succeduti alla guida della fabbrica gestita dalla Montedison e poi via via da altre società del gruppo Eni (Agrimont, Enimont, Enichem, Audiset, Agricoltura Spa, Fosfotec), fino alla vendita ai privati: Condea Augusta e Sasol.

Ieri sera i finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria del Comando provinciale della Finanza stavano ancora notificando ad alcuni dei 35 indagati che risiedono in ogni parte d’Italia, gli avvisi di garanzia contestualmente alla copia della richiesta di incidente probatorio firmato dal sostituto procuratore Pierpaolo Bruni e dal capo della Procura Raffaele Mazzotta. Che tiene alta la guardia sulle questioni ambientali di questa città alla quale l’industria che fu ha lasciato una eredità davvero pesante.

Gazzetta del Sud


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