Processo Lo Giudice: il Gup rinvia tutti a giudizio

Rinviati a giudizio gli imputati del processo Lo Giudice che hanno scelto di essere giudicati senza riti alternativi. Il Gup dott. Daniela Oliva ha disposto il rinvio a giudizio innanzi al tribunale collegiale penale di Reggio Calabria per la data del 19 gennaio 2012.
Si tratta di: Luciano Lo Giudice, Antonio Cortese, Giuseppe Reliquato, Bruno Stilo, Fortunato Pennestrì, Salvatore Pennestrì, Saverio Spadaro Tracuzzi, Giuseppe Lo Giudice, Giuseppe Cricrì, Antonino Spanò, Enrico Rocco Arillotta, Antonino Arillotta.
Già nelle udienze precedenti il pm Beatrice Ronchi, oltre a chiedere il rinvio a giudizio di tutti gli imputati, aveva provveduto a depositare atti integrativi costituiti da alcuni stralci delle dichiarazioni del collaboratore Nino Lo Giudice nonchè di accertamenti patrimoniali sul conto di Spanò e da dichiarazioni rese dall’avvocato Giovanni Pellicanò nell’ambito di un altro procedimento.
All’udienza di ieri sono intervenuti gli avvocati Antonio Tarsitani e Giacomo Iaria in difesa di Giuseppe Lo Giudice, i quali hanno insistito chiedendo il proscioglimento, ritenendo l’insussistenza delle circostanza aggravante, considerati i gradi di parentela con i fratelli Lo Giudice Nino e Luciano dei quali è il nipote.
È poi intervenuto in difesa di Antonino Spanò l’avvocato Antonio Marra che nella sua arringa ha richiamato una attività di indagine compiuta nell’interesse dello stesso. La dott. Oliva, dopo una lunga Camera di consiglio durata sei ore, dalle 11 alle 17, ha disposto il rinvio a giudizio dei 12 imputati per l’udienza del 19 gennaio. In quella sede inizierà il processo con le deposizioni tanto attese dei collaboratori Antonino Lo Giudice e Consolato Villani.
Nelle udienze precedenti alcuni imputati hanno deciso di accedere al patteggiamento e, a seguito di tale scelta, sono stati rimessi in libertà dal gup dott. Oliva. È da evidenziare che la difesa di Luciano Lo Giudice aveva chiesto che fosse dichiarato incompetente il Gup reggino perché questo procedimento è collegato a quello relativo agli attentati ai magistrati, di cui è competente per legge la magistratura di Catanzaro. L’eccezione comunque non è stata accolta.
Nello stesso procedimento i collaboratori Antonino Lo Giudice e Villani hanno chiesto di essere giudicati con le forme del rito abbreviato.
In questo processo si sono costituiti parti civili la Provincia e la Regione. Il processo nasce dall’inchiesta alimentata dalle rivelazioni di Antonino Lo Giudice e Consolato Villani.
I due pentiti hanno svelato tutto ciò che sapevano su attività economiche, strategie della cosca e hanno ricostruito l’organigramma della stessa. Antonino Lo Giudice, noto come “Nino il nano”, si è autoaccusato degli attentati ai magistrati reggini chiamando in causa il fratello Luciano e altri presunti componenti dell’organizzazione.
Con le loro dichiarazioni Lo Giudice e Villani hanno anche permesso di ritrovare un arsenale di armi, scoprire intestazioni fittizie di beni e di procedere nel sequestro di attività imprenditoriali oltre ad aprire la strada ad una serie di operazioni che hanno portato a raffiche di arresti.
In manette sono finiti anche degli insospettabili come il capitano Saverio Spadaro Tracuzzi, già in servizio nella Dia reggina, che di recente, con le sue dichiarazioni relative a presunte forzature da parte di un alto funzionario di polizia e di un capitano dei carabinieri, ha messo in campo altra materia investigativa.
In questo filone c’è anche Antonio Cortese che è stato indicato da Nino Lo Giudice come colui che ha piazzato il bazooka nei pressi del Cedir per inviare un messaggio al procuratore Giuseppe Pignatone.
Quando si parla di attentati ai giudici reggini, si deve fare riferimento anche e soprattutto alla bomba davanti al portone della Procura generale per intimidire il dott. Salvatore Di Landro e alla bomba fatta esplodere sempre davanti al portone di casa dello stesso pg reggino.
Gazzetta del Sud

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