Processo Odissea: due condanne e cinque assoluzioni

Processo con rito abbreviato davanti al gup Gabriella Lupoli – Per alcuni imputati disposti dal giudice nuovi atti d’indagine sui movimenti bancari.

Due condanne, cinque assoluzioni, un non doversi procedere per difetto di querela, un’assoluzione per alcuni capi d’imputazione e per il resto la necessità di disporre ulteriori atti di indagine – per lo più in relazione alle movimentazioni sui conti bancari – nei confronti dei rimanenti imputati.

Questo il verdetto del processo in abbreviato nato dall’operazione “Odissea”, scattata nel settembre del 2006 grazie alle denunce dei testimoni di giustizia Giuseppe Francolino, Giuseppe Grasso e Francesca Franzè. Il gup, Gabriella Lupoli, ha condannato ad un totale di 8 anni e cinque mesi, più 13mila e 400 euro di multa, Massimo Guastalegname, 33 anni, di Triparni, mentre per il fratello Leonardo, 43 anni, anche lui di Triparni ma residente a Brescia, la pena complessiva ammonta a 6 anni e 1.270 euro di multa.

Ad entrambi gli imputati, difesi dall’avv. Giuseppe Pugliese, venivano contestati i reati di estorsione e rapina ai danni dell’imprenditore Giuseppe Francolino, costretto secondo l’accusa a subire minacce nell’agosto 2005 se non avesse pagato gli interessi usurari sulla somma elargitagli da Massimo Guastalegname, il quale rispondeva da solo anche del reato di usura.

Il non luogo a procedere per difetto di querela è stato quindi dichiarato dal gup nei confronti di Leonardo Franzè, 48 anni, di Vibo Marina (avv. Pasquale Pacenza), che doveva rispondere di usura ai danni dei coniugi Grasso- Franzè.

L’assoluzione «perché il fatto non sussiste» è stata invece decretata per: Francesco Giuseppe, detto Pino, Bonavita, 66 anni, di Briatico; Antonino Accorinti, 56 anni, di Briatico; Salvatore Muggeri, 35 anni, di Zambrone e Giuseppe Garrì, 40 anni, di San Costantino di Briatico, tutti difesi dall’avv. Giuseppe Bagnato. A Giuseppe Garrì veniva contestata la detenzione illegale ed il porto in luogo pubblico di una pistola, mentre Antonino Accorinti, Salvatore Muggeri e lo stesso Giuseppe Garrì erano accusati di estorsione «per aver costretto nel 2001 Giuseppe Grasso – secondo l’accusa poi caduta – a non partecipare ad una licitazione privata indetta dall’amministrazione del Comune di Briatico, al fine di trarne profitto attraverso l’esecuzione dei lavori da parte di ditte loro compiacenti».

L’assoluzione di Francesco Giuseppe Bonavita riguarda invece un’ipotesi di estorsione ai danni di Giuseppe Grasso che sarebbe stato minacciato, secondo l’originaria accusa, al fine di abbandonare i lavori per degli impianti idraulici che interessavano anche all’impresa dell’imputato. L’assoluzione «perché il fatto non sussiste» interessa poi Giuseppe De Luca, 60 anni, di San Gregorio d’Ippona (avv. Salvatore Staiano) e Salvatore Sorrentino, 54 anni, di Vena Superiore (avv. Giuseppe Di Renzo e Alfredo Gaito).

Entrambi dovevano rispondere, in concorso, di usura ai danni di Giuseppe Grasso e di estorsione ai danni di Grasso e della moglie, Francesca Franzè.

Il gup, in ordine alla posizione di Sorrentino, relativamente ad altro episodio di usura ai danni dei Grasso-Franzè ha però ritenuto necessario approfondire alcuni temi di indagine «rimasti completamente inesplorati sebbene essenziali ai fini del vaglio dell’ipotesi accusatoria».

Stessa decisione è stata presa dal giudice per gli imputati: Filippo Gerardo Gentile, 57 anni, di Zambrone; Paolino Lo Bianco, 49 anni, di Vibo; Giuseppe Francesco Niglia, 64 anni, di Briatico; Nicolino Mazzeo, 42 anni, di Mesiano di Filandari; Alessandro Ventre, 44 anni, di Vena Superiore; Antonio Tripodi, 48 anni, di Porto Salvo; Giuseppe Sicari, 50 anni, di Paradisoni di Briatico.

Il gup ha, quindi, delegato la Questura al deposito di tali risultanze investigative, assegnando alla stessa 90 giorni di tempo e rinviando l’udienza al 29 maggio. Il pm Santi Cutroneo nella requisitoria pronunciata a febbraio dello scorso anno aveva chiesto per tutti una condanna a 6 anni.

Gazzetta del Sud


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